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LA DONNA RICURVA

 

Pubblicato il  18  apr   2016  su Vangelo e vita quotidiana

Incontro biblico VENERDI’ 8 aprile 2016 alle 20.45 in casa di Ida e Tonino o di chi può

 

LA DONNA RICURVA (Lc. 13, 10-17)

Preghiera

Dio onnipotente ed eterno, accresci in noi la fede, la speranza e l’amore, e perché possiamo ottenere ciò che prometti, fa’ che amiamo ciò che comandi.

 

Luca 13,10-17

In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga il giorno di sabato. C’era là una donna che aveva da diciotto anni uno spirito che la teneva inferma; era curva e non poteva drizzarsi in nessun modo.

Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: “Donna, sei libera dalla tua infermità”, e le impose le mani. Subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.

Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, rivolgendosi alla folla disse: “Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi curare e non in giorno di sabato”.

Il Signore replicò: “Ipocriti, non scioglie forse, di sabato, ciascuno di voi il bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che satana ha tenuto legata diciott’anni, non doveva essere sciolta da questo legame in giorno di sabato?”

Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.

Riflessioni

L’amore ci fa raddrizzare la schiena

 Non mi soffermo sul fatto che Gesù abbia compiuto un grande gesto di sabato, che per gli ebrei (come anche per Gesù, che è ebreo) è festivo, e in quanto sono figlio di commercianti per me la giornata festiva, che per noi cristiani coincide con la domenica, non è mai stata giornata di riposo.

Bensì vorrei soffermarmi sulla forza delle parole di Gesù che incontra questa donna inferma, tutta curva, incapace di stare dritta, di avere dignità. Ebbene, in questa persona mi riconosco appieno in quanto io, omosessuale nato nel 1968, mi sono sentito fino al 2001, all’età di 33 anni, come questa donna: diverso dagli altri, sbagliato, senza la forza di camminare dritto. Da bambino, a chi potevo dire una cosa simile, quando già alla seconda elementare, per il fatto che ero mancino, mi avevano corretto? Chiaramente solo nello scrivere; nelle altre attività come potevano correggermi? Infatti gioco a tennis e tiro usando la sinistra… Ebbene, senza forza dentro di me, ricurvo, non ho chiesto aiuto alla famiglia, alla società, alla chiesa, in quanto il messaggio che percepivo dall’esterno era molto chiaro: in circolazione non poteva esistere che l’eterosessuale. Per fortuna una mano l’ho avuta con internet, ma soltanto nel 2001. Potendo navigare, diciamo, in segreto, mentre in realtà tutto viene registrato da qualche parte. Internet mi ha dato la possibilità di conoscere una realtà diversa da quella del mio paese. Mi ha permesso, siccome la fede mi ha portato fin qua, di venire accolto dalla Comunità cristiana di base di Pinerolo e di essere a mano a mano liberato, come individuo, da Franco Barbero. Infatti, ho festeggiato il mio 390 compleanno con grande gioia nel recente 2007. Come tutti ho i miei difetti e pregi e come molti, grazie all’aiuto dei Gruppi dei Dodici Passi, cerco di non essere più un protagonista, ma uno dei partecipanti alla comunione con tutti voi, nella speranza di portare avanti progetti di crescita e di liberazione per tutti.

                                                      Roberto [da Viottoli ]

 

 II brano della donna incurvata compare solo nel vange­lo di Luca.

Questa donna, dice il brano, da diciotto anni era tenuta legata da uno “spirito maligno”. Il linguaggio usato, come spesso è stato detto, è per dirci che questa “figlia di Abramo”, questa donna, è per lungo tempo stata vit­tima di una schiavitù che aveva deformato il suo corpo e fiaccato il suo spirito.

A questo proposito vorrei qui citare un pensiero di Drewermann tratto dal suo libro “Parola che salva, pa­rola che guarisce “. Alla domanda “Chi è Gesù per lei?”, egli risponde: “E’ innanzitutto un uomo il quale voleva che tutti gli uomini e le donne imparassero a confidare in Dio, uno che sapeva toccare il corpo di una persona in maniera tale che questi osava di nuovo alzarsi in pie­di e camminare per il mondo”.

Alla donna citata da Luca penso che sia successo pro­prio questo. Ha incontrato Gesù, l’incontro che davve­ro l’ha guarita.Sono interessanti tutti i passaggi che Gesù deve compiere per giungere al cuore della donna. Men­tre Gesù predica in sinagoga vede la donna. Ma qui va oltre, guarda questa donna sofferente non solo a causa della infermità fisica, ma vede una persona che ha per­so la speranza, che ha perso la voglia di vivere, emarginata, oppressa dalla famiglia e dalla collettività. La chiama: chiama proprio lei con il suo nome.    

Che emozione deve essere stata per lei, abituata a non essere considerata, essere addirittura chiamata da un rabbi.

La tocca: qui Gesù fa cadere un tabù, avvicina la donna e la tocca. Questa donna, dice il testo, subito si alza e loda Dio. Qui la parola “subito” sta proprio ad indicare, paradossalmente, che quando riusciamo a prendere un po’ di coraggio e voglia di vivere, quando facciamo l’in­contro giusto, abbiamo l’immediata percezione che non siamo più destinati/e a starcene ripiegati/e sulle nostre sofferenze, ma possiamo alzare il volto e la schiena ver­so l’alto.

Forse non è che, come d’incanto, abbiamo risolto tutti i problemi, ma percepiamo che dentro la nostra vita si è rotta una catena e si è aperta dentro di noi e davanti a noi la possibilità di una vita diversa. Forse questa donna avrà poi dovuto a lungo risistemare le sue ossa e tenere diritta, nel tempo, la sua spina dor­sale, ma la svolta era avvenuta.

O Dio, Ti ringrazio e Ti lodo per avermi aiutata a risollevare la mia schiena ricurva. Potessimo insieme aiutarci, uomini e donne, ad alzare gli occhi al cielo e a sentire che Tu sei il Dio che ci accompagna.

                                                            Fiorentina Charrier [da Viottoli ]

 

Ci sono donne, che in contesti patriarcali ma non solo, sono curve: “istituzionalmente curve, più che personalmente! “, come scrive la teologa Lilia Sebastiani in un suo commento al cap. 13 di Luca: “curve non per loro scelta e tanto meno per loro colpa, ma non senza una certa passiva complicità. Nella con­dizione di qualsiasi oppresso, prosegue la Sebastiani, uno degli aspetti più dolorosi e scandalosi è forse il fat­to che gli oppressi, quasi sempre, finiscono per abituar­si alla loro oppressione (…). Non credono più possibi­le un cambiamento e neppure lo cercano”. Infatti la don­na curva non ha chiesto nulla. Sta lì semplicemente, sen­za chiedere e senza sperare, abituata ormai al proprio male che le impedisce di guardare in alto. Ci sono don­ne abituate a vivere solo in funzione degli altri, dei ma­riti, dei figli, donne succubi dell’autoritarismo maschi­le, disprezzate e svilite, che si sentono sempre inade­guate. Donne la cui colpa, se si può parlare di colpa, non è il narcisismo, ma al contrario, la mancanza di autostima, la delega, l’incapacità di amarsi almeno un po’. Io credo che ogni volta che una di queste donne, ma non solo (e qui potrei anche parlare delle persone omosessuali, dei transessuali, degli stranieri, di chi co­munque si sente ed è disprezzato/a), ogni volta che una di queste persone viene aiutata da qualcuno/a a prende­re coscienza del proprio valore, della propria dignità, della bellezza dei propri sentimenti, viene aiutata a te­nersi diritta e a occupare il proprio posto nel mondo, veramente avvenga una risurrezione. Allora veramente si vede Dio all’opera nel mondo, proprio come è acca­duto alla donna incurvata, attraverso Gesù.

                                                               Luisa Bruno [da Viottoli]

 

 

 

 

 

 

 

 

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