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Erri De Luca: RACCOGLIERE

 

Pubblicato il  06  set   2016  su Storie di vita & Vangelo e vita quotidiana

Comunità cristiana Per le strade del mondo Olbia

Il grande poeta scrittore Erri De Luca ci regala queste riflessioni sui migranti. Ve le invio pensando all’incontro suggerito da Ida per sabato prossimo alle 18 e nato nella preghiera di condivisione di sabato scorso sull’onda del brano biblico Esodo 3,1-12 7Il Signore disse a Mosè: Ho visto le disgrazie del mio popolo in Egitto, ho ascoltato il suo lamento a causa della durezza dei sorveglianti e ho preso a cuore la sua sofferenza. 8Sono venuto a liberarlo dalla schiavitù degli Egiziani, lo farò uscire da quel paese e lo condurrò verso una terra fertile e spaziosa dove scorre latte e miele”

Ci siamo interrogati e ci siamo detti: E noi, cosa possiamo fare? Un racconto di Francesca ha completato il nostro percorso di riflessione ed è nata, con determinazione, una bella e importante iniziativa, che invito Francesca a illustrare come ha fatto nell’incontro di sabato. Penso che per la comunità sia un momento molto importante.

 Raccogliere

di Erri De Luca

nave migranti

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Intervento alla riunione nazionale di Emergency, Genova 1 luglio 2016

In una lettera a suo fratello il pittore francese Eugéne Delacroix scrive: “Mi sono occupato di un soggetto moderno, la barricata”. È il famoso quadro della Libertà che guida il popolo, in memoria dell’insurrezione del 1830. Mi domando quale sia il soggetto moderno per un pittore di oggi. Banksy ha disegnato una bambina che perquisisce un soldato messo con la faccia al muro e le mani alzate. È immagine rovesciata della guerra moderna, la cui novità consiste nella distruzione di vita civile, più che di combattenti. È un soggetto relativamente moderno, la sua urgenza risale alla guerra civile spagnola, agli anni trenta del secolo scorso. Per me il soggetto moderno è un’imbarcazione alla deriva. Ha lo stesso carico di facce anonime di una barricata, la stessa condivisione di un traguardo per il quale correre il rischio della propria vita. Una zattera è una barricata. L’artista di questo soggetto non è stato un pittore, ma il titolare di un’altra arte visionaria, la fotografia. Massimo Sestini ha ripreso dall’alto di un elicottero il carico stracarico di un’imbarcazione, con tutte le facce rivolte all’insù. Rivolte all’attrezzo volante non al cielo, ma con la stessa domanda alzata verso l’onnipotenza. Nella immagine si vedono due cose, la magrezza dei corpi e l’assenza di bagaglio. Dipendono da accurata selezione all’imbarco, andando a occupare i più costosi centimetri di viaggio di ogni trasporto umano. Eppure molti di questi viaggiatori portano addosso un libro sacro, il Corano in Arabo, una Bibbia in qualche traduzione. Da lettore provo ammirazione per questa precedenza data perfino al cibo. I libri non affondano, arrivano in una rete, su una spiaggia. Qualcuno li raccoglie. Ecco il verbo che precede qualunque altro in questi flussi migratori: prima di accogliere c’è il verbo raccogliere. L’ho visto in qualche guerra, raccogliere i feriti da una piazza esplosa, da un appartamento colpito da una granata. L’ho visto a Lampedusa, praticato da pescatori che raccoglievano naufraghi, scippandoli al mare, contro una legge che li condannava per complicità nella immigrazione clandestina. I parlamentari che hanno approvato quella legge sono per me inservibili a qualunque funzione pubblica, guastati senza rimedio dall’infamia. Il mio verbo moderno è raccogliere: un raccolto di vite che non abbiamo seminato, allevato, educato. Senza nessuna spesa a nostro carico arrivano gratis per noi vite seminante, allevate, educate. Alcuni di noi con buona intenzione le chiamano risorse. Non mi associo, le risorse fanno spesso coppia con il vocabolo sfruttamento: sfruttamento delle risorse. Sono vite disposte a qualunque sacrificio per un breve soggiorno. Sono vite costrette così in basso da dover usare per loro il verbo raccogliere. Emergency lo sta facendo adesso anche in mare, sulla nave del MOAS. Dopo avere raccolto tutti i feriti possibili in terraferma, si spinge in mare perché il Mediterraneo oggi è il campo di una semina dispersa. “Manda il tuo pane sopra i volti delle acque” dice un verso di Kohelet/Ecclesiaste. Già fatto: il Mediterraneo è pieno di questo pane nostro mandato sui volti delle sue acque. “Poiché in molti giorni lo ritroverai”, dice la seconda metà del verso. Così è, in molti giorni ritroveremo restituito e moltiplicato il pane di quel raccolto. Emergency fa questa mossa di braccia tese e va a racimolare vite dai naufragi. Va a racimolare le vite per salvare il raccolto.

 

 

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