La comunità cristiana “Per le strade del mondo ha vissuto con intensità e leggerezza questo bellissimo racconto di Gesù nell’incontro dell’11.03.2016, aiutata da 2 commenti molto significativi. Il brano di Luca del racconto biblico lo trovate in grassetto in mezzo al primo commento. Buon lavoro.

Gesù e la donna pagana che si accontentava delle briciole 

  di Giovanni Montefameglio

Matteo(Mt)15,21-28;Marco(Mc)7,24 -30).                                                                                                                                                                                                                  Nel suo vasto pellegrinare, Gesù venne una volta in contatto con una donna pagana.

Gesù e il gruppo dei suoi discepoli “vennero nel paese di Gennesaret” (Mt 14,34), una piccola pianura molto fertile che confinava con la riva nordoccidentale del Mar di Galilea (detto anche Lago di Gennesaret o Mare di Kinneret).

 Gesù poi “andò nelle regioni di Tiro e Sidone (in Fenicia, l’odierno Libano). “Entrato in una casa non voleva che alcuno lo sapesse. Ma non poté passare inosservato” (Mc 7,24). Si trovava dunque in pieno territorio pagano, al di fuori di Israele. Riguardo a quelle due città di Tiro e Sidone, egli stesso aveva detto che esse erano meno colpevoli delle città della Galilea in cui pure aveva compiuto molti miracoli (Mt 11,21,22). Erano comunque territori abitati da pagani che, secondo gli ebrei, non avevano diritto alle benedizioni divine. Per usare le parole dell’ebreo Paolo, erano “esclusi dalla cittadinanza d’Israele ed estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio nel mondo” (Ef 2,12).

 Normalmente Gesù non si muoveva molto fuori dai confini di Israele. I suoi contatti con il mondo pagano furono sporadici. Il segreto di quei pochi pagani che ottennero da lui qualcosa fu solo uno: la loro fede. Nella Bibbia i pagani sono paragonati ai cani  e i cani sono animali impuri.

Gesù stesso si atteneva a questo modo di pensare: “Non date ciò che è santo ai cani” (Mt 7,6).  Nell’incontro con la donna fenicia userà indirettamente questo stesso termine anche con lei, pur addolcendolo col termine “cagnolini”.

 Gesù non andava in missione direttamente dai pagani. La sua dichiarazione era stata chiara: “Io non sono stato mandato se non alle pecore smarrite della casa d’Israele” (Mt 15,24). E ai suoi discepoli aveva dato istruzioni precise: “Non andate tra i pagani”. – Mt 10,5.

Ora Gesù si trova tra pagani. Ed è una pagana che si rivolge a lui: “La donna era greca, di nazionalità siro-fenicia” (Mr 7,26). Nella Scrittura “greco” sta per “pagano”. Dopo la morte di Gesù, quando la salvezza è offerta a tutte le persone del mondo, Paolo dirà: “Poiché non c’è distinzione tra Giudeo e Greco” (Rm 10,12) ovvero tra ebrei e pagani. Il passo parallelo di Mt 15:22 parla di “una donna fenicia”, e alcuni manoscritti hanno “cananea”. Sono modi diversi di designarne la nazionalità. Comunque, “quella donna era pagana”.            Mc 7,26.

Ed ecco l’incontro (lasciatoci da Mt 15,21-28) nella piacevole traduzione di TILC:

“Poi Gesù andò via di là e si ritirò dalle parti di Tiro e Sidone. Una donna pagana che veniva da quella regione si presentò a Gesù gridando:

– Signore, figlio di Davide, abbi pietà di me! Mia figlia sta molto male, uno spirito maligno la tormenta.

   Ma Gesù non rispondeva nulla. Si avvicinarono allora i suoi discepoli e gli dissero:

– Mandala a casa, perché continua a venirci dietro e a gridare.

   Gesù disse:

– Io sono stato mandato solo per le pecore sperdute del popolo d’Israele.

   Ma quella donna si metteva davanti a lui in ginocchio e diceva:

– Signore, aiutami!

   Allora Gesù rispose:

– Non è giusto prendere il pane dei figli e buttarlo ai cagnolini.

   E la donna disse:

– È vero, Signore. Però, sotto la tavola, i cagnolini possono mangiare le briciole che cadono ai loro padroni.

   Allora Gesù disse:

– O donna, davvero la tua fede è grande! Accada come vuoi tu.

   E in quel momento la figlia guarì.”

In questo avvenimento tutto è intenso, concitato. Tutto avviene a parole, con le sole parole. Non ci sono azioni. Tutto accade in un botta-risposta intelligentissimo. È una battaglia decisa, tutta e solo verbale, che la donna pagana ingaggia con Gesù. E che la donna vince.

All’inizio pare che questa poveretta sia capace solo di gridare (per rimanere nell’ambito dei pagani considerati come cani, il suo si direbbe quasi un latrare). Il verbo usato per dire che gridava è ἔκραζεν (èkrazen) e ha il significato di gracchiarestridere. Eppure, il suo gridare pare pregnante di suggestioni liturgiche: elèesòn me, kΰrie (Ἐλέησόν με, κύριε), “abbi pietà di me, Signore!” Lei non mette subito davanti la richiesta di un miracolo: chiede compassione, vuole la pietà di Gesù.

Molto interessanti sono i tratti psicologici delle persone presenti – molto diversi tra loro – che compaiono ora e che si manifestano negli atteggiamenti. Gesù resta calmo. Sta in silenzio. Si direbbe che rimane imperterrito. “Egli non le rispose parola”. La ignora semplicemente. Continua per la sua strada. Così sembrerebbe.

   I discepoli hanno invece delle reazioni, e anche forti. Sono reazioni di fastidio: “Continua a venirci dietro e a gridare”. Probabilmente interpretano il silenzio di Gesù come disprezzo (non era stato forse lui stesso a dir loro che non dovevano trattare con i pagani? – Mt 10:5). Ma sono anche un po’ vili: non dicono nulla alla donna, ma si avvicinano a Gesù e gli dicono: “Mandala a casa”. E la motivazione che adducono dice tutta la loro insensibilità in quella occasione: “Perché continua a venirci dietro e a gridare”. È già un fastidio averla dietro, ma quel gridare, poi … Già, perché lei èkrazen, gracchiava, strideva.

Quello di Gesù non è però disprezzo. Non è insensibile, tanto che si sente in dovere di motivare il suo atteggiamento di apparente noncuranza: “Io non sono stato mandato se non alle pecore smarrite di Israele”. Mentre i discepoli in pratica gli stanno dicendo: ‘Toglici dai piedi questa scocciatrice’, Gesù rimane prima in silenzio e poi con calma spiega perché non può intervenire.

 La donna si rivela ora una donna molto decisa. Non bada neppure per un momento alla reazione infastidita dei discepoli e non si cura neppure di quello che dicono di lei al maestro. Ignorandoli del tutto, la sua attenzione si fissa ancora di più su Gesù. Anzi, gli sbarra la strada: “Si metteva davanti a lui in ginocchio”. E il suo appello è ancora più accorato: “Signore, aiutami!”. Gesù le ha appena detto che non avrebbe fatto nulla per lei: lei non appartiene al popolo di Israele. Per tutta risposta lei lo costringe a fermarsi, a interrompere il suo cammino: è a terra davanti a lui, in ginocchio, e lo supplica. Per Gesù deve essere stato molto difficile sostenere lo sguardo di lei, guardare quegli occhi imploranti pieni di lacrime e di sofferenza vera. “Signore, aiutami!”. “Aiutami!”. Lei non si cura più di nulla, non si cura delle barriere tra sacro e profano, tra santi e pagani. C’è solo lei con la sua sofferenza e Gesù davanti a lei. Ed è al cuore di Gesù che lei vuole arrivare, umanamente: “Aiutami!”.

 Gesù non rimane più in silenzio: il suo silenzio lo ha già rotto poco prima; perfino il suo cammino è già stato interrotto. Pare ancora distaccato, ma intanto parla di nuovo. E parla a lei, direttamente a lei che poco alla volta conquista un pochino di spazio; poco, ancora troppo poco, ma quel pochino è un suo avanzare che corrisponde ad un arretrare di Gesù. Gesù pare ancora fermo sulla sua posizione, ma è una posizione più morbida. Le parla e le dà spiegazioni in modo garbato: “Non è giusto prendere il pane dei figli e buttarlo ai cagnolini”. Non la mette direttamente tra i “cani”, parla in modo generico e usa il diminutivo “cagnolini”, ma l’allusione è a lei.

La donna non si offende neppure per un attimo. Oltre che determinata, ora si rivela abilissima. Non solo non mette in discussione l’affermazione di Gesù, non solo gli dà perfino ragione, ma volge la stessa argomentazione di Gesù a proprio favore. Non si arrende e non è toccata da nessuna incertezza. La sua replica è pronta e immediata: “È vero, Signore. Però …”. Ecco, lei ha preso Gesù in parola. Sì, accetta di essere messa tra i cani, “però …”. Ora non si tratta più di pane riservato ai figli da buttare ai cani. Lei, che è mamma, non vuol certo togliere il pane dalla bocca dei figli. Ora si tratta di briciole. Se lei è un cagnolino – e lo accetta – come si può negarle di raccogliere le briciole che andrebbero perse? Non si tratta neppure di briciole che devono essere tolte dal pane dei figli: si tratta di “briciole che cadono”. Come un cagnolino “sotto la tavola”, si accontenta di avere quelle poche “briciole che cadono ai loro padroni”. È giusto per lei non prendere il pane dei figli per darlo ai cani, ma chi è così crudele da impedire che i cagnolini mangino quelle poche briciole cadute dalla tavola?

 Gesù ha perso. Ed è felice di aver perso: “O donna, davvero la tua fede è grande!”. Gesù non teme di manifestare il proprio stupore e neppure la sua ammirazione. Nel passo parallelo di Mr 7:29 (TNM) Gesù dice: “Poiché hai detto questo”… In quella battaglia fatta tutta a parole la donna ha espresso con poche parole tutta la sua fede in Gesù.

“Accada come tu vuoi”: questa la resa di Gesù alla fede di lei. E il cuore si colma di commossa gratitudine. Gesù, che aveva insegnato a pregare Dio dicendo “sia fatta la tua volontà”, qui dice lui alla donna: “Accada come tu vuoi”. Nella massima preghiera che gli ebrei rivolgono a Dio (lo shemà – Dt 6:4), non è forse Dio stesso che si rivolge all’uomo? “Ascolta, Israele”.

“La donna tornò a casa e trovò sua figlia sdraiata sul letto: lo spirito maligno se n’era andato”. – Mc 7,30

 

La donna cananea che cambia nel profondo Gesù

di Ermes Ronchi

 In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.        La straniera delle briciole, uno dei personaggi più simpatici del Vangelo, mette in scena lo strumento più potente per cambiare la vita: non idee e nozioni, ma l’incontro. Se noi cambiamo poco, nel corso dell’esistenza, è perché non sappiamo più incontrare o incontriamo male, senza accogliere il dono che l’altro ci porta.

 

Gesù era uomo di incontri, in ogni incontro realizzava una reciproca fecondazione, accendeva il cuore dell’altro e lui stesso e ne usciva trasformato, come qui. Una donna di un altro paese e di un’altra religione, in un certo senso, «converte» Gesù, gli fa cambiare mentalità, lo fa sconfinare da Israele, gli apre il cuore alla fame e al dolore di tutti i bambini, che siano d’Israele, di Tiro e Sidone, o di Gaza: la fame è uguale, il dolore è lo stesso, identico l’amore delle madri. No, dice a Gesù, tu non sei venuto per quelli di Israele, tu sei Pastore di tutto il dolore del mondo.

Anche i discepoli partecipano: Rispondile, così ci lascia in pace. Ma la posizione di Gesù è molto netta e brusca: io sono stato mandato solo per quelli della mia nazione, per la mia gente. La donna però non molla: aiutami! Gesù replica con una parola ancora più ruvida: Non si toglie il pane ai figli per gettarlo ai cani. I pagani, dai giudei, erano chiamati «cani». E qui arriva la risposta geniale della madre: è vero, Signore, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni. È la svolta del racconto. Questa immagine illumina Gesù. Nel regno di Dio, non ci sono figli e no, uomini e cani. Ma solo fame e figli da saziare, anche quelli che pregano un altro dio.

Donna, grande è la tua fede! Lei che non va al tempio, che prega un altro dio, per Gesù è donna di grande fede. La sua grande fede sta nel credere che nel cuore del Dio di Gesù non ci sono figli e cani, che Lui prova dolore per il dolore di ogni bambino, che la sofferenza di un figlio conta più della sua religione. Non ha la fede dei teologi, ma quella delle madri che soffrono. Conosce Dio dal di dentro, lo sente all’unisono con il suo cuore di madre, lo sente pulsare nel profondo delle sue piaghe. E sa che Dio è felice quando vede una madre, qualsiasi madre, abbracciata felice alla carne della sua carne, finalmente guarita.

Avvenga per te come desideri. Gesù ribalta la domanda della madre, gliela restituisce: Sei tu e il tuo desiderio che comandate. La tua fede è come un grembo che partorisce il miracolo: avvenga come tu desideri. Matura, in questo racconto, un sogno di mondo da far nostro: la terra come un’unica grande casa, una tavola ricca di pane, e intorno tanti figli. Una casa dove nessuno è disprezzato, nessuno ha più fame.

(da Avvenire del 6 marzo 2016)