La Lingua batte dove il dente duole: piccole storie

Il ministro Salvini ha la responsabilità dì dare fiato alle trombe di un ridotto (spero) gruppo di facinorosi, xenofobi e razzisti Come tifoso di una squadra di calcio, mi offendo quando vengo messo alla stregua di pochi idioti che vanno allo stadio per insultare e picchiare. Quello che si può fare è prendere le distanze, isolare il marcio, non alimentare l’odio. Tra i miei amici ci sono sostenitori del governo giallo-verde, ma sono convinto che nessuno di loro sia razzista e che nessuno si armerebbe contro innocenti solo per la provenienza, il colore della pelle, la fede religiosa o calcistica. Allora, cari amici, al dì là del nostro credo politico, isoliamo chi inneggia alle morti nel Mediterraneo, chi insulta al grido «la pacchia è finita». Non convertiamo l’Italia in un Far West. I prossimi ad essere confusi con un piccione potremmo essere noi o i nostri cari.                            

SILVIO RAGOZZINO

Rimpiango le estati della mia gioventù quando, complice la canicola, iniziavano i “miraggi padani”, la pianura oppressa dall’afa che ti faceva consumare damigiane d’acqua e idrolitina, gli occhi semichiusi a fissare ombre evanescenti che si concretizzavano in felini esotici venuti, chissà perché, a farsi le ferie da noi. Tempi di ingenuità, di bianche canotte, di calzini coi sandali. Quest’estate invece non più miraggi ma una incredibile, disumana caccia al nero. Avvilente e orribile il susseguirsi di assalti alla cieca, essendo il discrimine solo il colore della pelle.

VITTORE TRABUCCO TREVISO

In Italia vi sono centinaia di piccoli paesi abbandonati specie al Sud, a seguito della nostra emigrazione. Dopo un’iniziale accoglienza dei profughi li si potrebbe alloggiare in questi paesi che già posseggono case, elettricità, fognature, strade. Si offrirebbe un posto dignitoso dove vivere e lavorare. Ci sono zone incolte che potrebbero essere rivitalizzate. Situazioni del genere esistono già, tanti stranieri lavorano nelle campagne, i loro figli hanno permesso la riapertura di scuole chiuse. La speranza è che, fra pochi anni, italiani e nuovi italiani vivano assieme serenamente.

GUIDO LUCENTE

[da “Le Lettere” di Repubblica 01.08.2018]