Questo piccolo racconto l’ho ricevuto su wattsapp col nome di Filippo, e basta. Praticamente anonimo. Mi ha fatto pensare e così lo passo a voi. Che ne dite?

Io maestro elementare con 16 stranieri e 8 italiani…

Io faccio il maestro elementare, nella mia classe ho 24 bambini, 16 stranieri 8 italiani. Sono di 5 etnie diverse, sono di 5 religioni diverse, sul muro abbiamo appeso la foto di Mattarella, il crocifisso, la mano di Fatima, una immagine di Budda e la bandiera della pace. I “miei” bambini hanno nomi “strani” e cognomi impronunciabili, qualcuno si dice sia “irregolare”, ma io sono il maestro e non un poliziotto e non chiedo a nessuno i documenti. I miei bambini mi insegnano il significato di integrazione, di solidarietà, di aiuto reale concreto e praticabile.

Gli italiani leggono gli ingredienti delle caramelle, delle merendine, per vedere se i loro amici le possono mangiare, si aiutano, si vogliono bene. I miei bambini non sono “buonisti”, sono umani, sono daltonici, sono refrattari alla stupidità adulta. Io amo il mio lavoro, precario e sottopagato, amo vedere la loro intelligenza, amo vedere la facilità con cui si integrano. Io sono grato ai miei bambini perché insegnano a me adulto il valore dell’umanità.