<<CORAGGIO, ALZATI, TI CHIAMA!>>

Commento di don Franco Barbero (dal blog)

 

E giunsero a Gèrico. E mentre partiva da Gèrico insieme ai discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Costui, al sentire che c’era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”. Molti lo sgridavano per farlo tacere, ma egli gridava più forte: “Figlio di Davide, abbi pietà di me!”. Allora Gesù si fermò e disse: “Chiamatelo!”. E chiamarono il cieco dicendogli: “Coraggio! Alzati, ti chiama!”. Egli, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: “Che vuoi che io ti faccia?”. E il cieco a lui: “Rabbunì (che vuol dire Maestro), che io riabbia la vista!”. E Gesù gli disse: “Và, la tua fede ti ha salvato”. E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada. (MARCO 10,46 – 52)

                                                                                                                         bambini sordi abbandonati in Bangladesh

LA STRADA

Cara amica e caro amico che leggi e mediti con me questa pagina del Vangelo, anche a voi piace camminare per la strada? Quando non sono costretto a usare bus, treni o aerei e posso camminare lungo le vie della mia bella città, sento un grande benessere, mi piace salutare la gente, fermarmi, abbracciare, scambiare quattro battute, sostare al semaforo……. Camminare è la mia prima medicina…

E poi penso che lungo la strada della vita anch’io ho sentito mille volte il mio cuore rinascere. Come a Bartimèo, così anche a me la strada ha regalato gli incontri più profondi, più fecondi, più difficili: quelli che hanno cambiato la mia vita e continuano a “sconvolgerla”.

Davanti a questa pagina siamo ben coscienti che i racconti di miracolo non sono resoconto di cronaca o nitide fotografie di fatti particolari, ma contengono una profonda verità: nell’incontro con Gesù, profeta e taumaturgo, avviene qualcosa di radicale, la vita cambia.

Anche la sezione precedente del Vangelo di Marco era terminata con la guarigine del cieco di Betsaida, rappresentante di tutti i discepoli che hanno bisogno di essere guariti dalla loro cecità interiore per poter comprendere le prospettive della predicazione di Gesù e il messaggio del regno di Dio.

Qui incontriamo un altro cieco. Non è un caso. I discepoli sono giunti all’ultima tappa del viaggio verso Gerusalemme e presto Gesù affronterà la grande prova.

Solo chi riceve il dono di una nuova e radicale guarigione può sopportare lo “scandalo” della passione e della crocifissione di Gesù. Se riusciamo a identificarci in questo cieco, come discepoli e discepole smarriti e bisognosi di ricevere nuova luce, allora il Vangelo ci offre una lezione preziosa.

Nel grido di Bartimèo c’è il riconioscimento del bisogno di guarigione di cui il cieco è ben consapevole. Ma c’è anche e sopratutto la voglia di uscire “dal ciglio della strada” per imprimere una svolta alla propria vita. Questo “gridare ancora più forte”, mentre molti lo sgridavano per farlo tacere, documenta la consapevolezza lucida ed ostinata di Bartimèo. Egli ha capito che l’incontro con Gesù può cambiare la sua vita e non vuole lasciarsi sfuggire questa occasione.

MA C’E’ GRIDO E C’E’ SCHIAMAZZO

Con il grido   Bartimeo cerca la liberazione dalla sua marginalità e dalla sua sofferenza. Ma oggi, sempre di più, c’è chi urla, sbraita, fa propaganda, alza la voce dicendosi portatore di un rinnovamento, paladino dei diritti dei più deboli mentre cerca consenso predicando illusioni e praticando esclusione del debole, del migrante, e dello straniero. 

Questa canea non ha nulla in comune con il grido di Bartimeo, ma si presenta dai nuovi pulpiti delle piazze e delle televisioni parlando a nome di tutto il popolo mentre rappresenta molto concretamente gli interessi di una nuova casta molto peggiore delle precedenti. Dunque…c’è grido e grido ed occorre saper distinguere .

                                                                                                                            bambini  del Bangladesh recuperati

TACI

Quando qualcuno vuole intraprendere nuovi sentieri di felicità, di responsabilità e di impegno è facile che si trovi attorno molte persone che lo invitano a starsene in silenzio, a “non agitarsi”, a continuare a “mendicare”, cioè a dipendere e a vivere nella mediocrità. a chi vuole continuare a vivere di collaudate tradizioni e di comode abitudini fanno molta paura le persone che acquistano un nuovo sguardo, nuovi occhi sulla realtà, sulla chiesa, sulla società e vogliono camminare con le proprie gambe e prendere in mano la loro vita.

C’è sempre, purtroppo, chi vuole soffocare il grido di libertà, di gioia e di speranza. Si incoraggiano tante chiacchiere inutili, oziose e idiote e si cerca, anche nella chiesa, di spegnere quelle voci che “gridano” e disturbano il normale svolgimento delle attività ecclesiastiche o aiutano ad aprire gli occhi su aspetti che si vorrebbero tenere nascosti.

Il Vangelo di Luca riporta un episodio analogo: “Maestro, fà tacere i tuoi discepoli!”. Ma Gesù rispose: “Vi dico che se taceranno costoro, si metteranno a gridare le pietre” (Lc. 19, 39 – 40)
Oggi c’è un grido da ascoltare: quello dei “migranti” che, fuggendo dalla fame e dalla miseria, cercano una strada per sopravvivere. Noi, nazioni democratiche (che umorismo amaro!!), facciamo di tutto per non accoglierli e il mare è diventato un immenso cimitero.

LA CHIESA DEL SILENZIO

Esiste qui da noi la chiesa del silenzio: tutti obbedienti e chini ai sacri pastori. Parlano solo loro, fanno e disfanno tutto a loro piacimento. Parlano di tutto “dall’alto del cielo” dei loro troni.

Ohè, diamoci una mossa. La chiesa non è un’azienda in mano all’amministratore delegato, ma la comunità dei liberi figli e figlie di Dio.

Lo stile che la gerarchia sta imponendo è la negazione della libertà. Uno perchè ha la parrocchia, l’altro perchè ha la cattedra, l’altro per salvare l’associazione, l’altro per non turbare “i fedeli…” tutti praticano l’allineamento ed eseguono gli ordini…

Preti, teologi, laici, uomini e donne… Tutti abbiamo la responsabilità di creare una comunità libera e responsabile, non “silenziata” ed obbediente.

Si tratta di un fenomeno galoppante. Nel frastuono mediatico, nel chiasso generalizzato diventa difficile ascoltare il grido e percepire le voci che pure le donne, i precari, gli omosessuali alzano nelle vie del mondo e anche nelle chiese.

CORAGGIO, ALZATI, TI CHIAMA

La speranza c’è. Accanto a chi vuole farlo tacere, c’è anche chi lo sollecita ad avere fiducia, chi gli fa giungere la voce di Gesù che lo invita ad avvicinarsi. Se “molti”, dice il vangelo, lo rimproveravano perchè tacesse, almeno alcuni si sono dissociati dal coro.

Questa è una grande speranza. Come nella società occorre dare coraggio e sopratutto ascolto al grido dei poveri, così nella chiesa può diventare sempre più importante ascoltare le voci, in realtà un pò scarse e troppo sommesse, di chi si dissocia dal cattolicesimo gerarchico.

Che bella figura credente è questo Bartimèo! Quando riesce a farsi sentire (anche perchè Gesù sa ascoltare il suo grido e trascura le voci dei suoi “silenziatori”, degli addetti al soffocamento delle voci scomode) getta via il mantello, balza in piedi e si dirige verso Gesù, pronto per una vita nuova.

Qui Bartimèo lascia il suo mantello, lascia il ciglio della strada, smette di mendicare. Anzi, dopo l’incontro con Gesù che gli apre gli occhi, che gli offre una nuova prospettiva di vita, egli “si mise a seguirlo per la via”. Si lasciò coinvolgere. Può essere comodo restare ai bordi della strada. Ci si ritaglia una nicchia, non ci si espone, non ci si coinvolge in prima persona, si gioca al risparmio.

La pagina del Vangelo è un invito a tuffarsi fiduciosamente nella strada di Gesù, a perdere i tratti della persona equidistante. Il mondo e le chiese cristiane hanno bisogno di tanti Bartimèo perchè di acqua tiepida ce n’è già troppa. Non è onesto limitarsi a enumerare le colpe dell’istituzione ecclesiatrica. Io, in prima persona, devo prendermi la responsabilità senza nascondermi nell’alibi delle responsabilità altrui.