Michele Najlis fu una donna nicaraguense vissuta durante la dittatura di Somoza in Nicaragua. Una dittatura feroce di torturatori e stupratori. I cristiani si unirono in comunità nella foresta e con l’aiuto dei loro sacerdoti organizzarono una lunga resistenza contro l’usurpatore. Ci hanno lasciato un bellissimo libro sui loro incontri leggendo e commentando i brani del vangelo, “il libro -dicevano- della nostra liberazione”. Nelle loro chiese disegnarono i fratelli e le sorelle (così si chiamavano) che cadevano martiri di una persecuzione sterminatrice. I soldati distrussero alcune di queste chiese e uccisero molti sacerdoti. Ma il Nicaragua fu liberata con la forza del loro sangue versato (nota di tonino cau).

Ci hanno inseguite nella notte

 

Ci hanno inseguite nella notte.

            Ci hanno circondato,

            e non ci hanno lasciato altra difesa che le nostre mani,

            legate a milioni di mani unite insieme.

            Ci hanno fatto sputare sangue,

            ci hanno derise;

            hanno riempito il nostro corpo di elettroshock

            e hanno colmato la nostra bocca di calce;

            ci hanno messe con le bestie per una notte intera,

            ci hanno gettato in celle senza tempo,

            ci hanno strappato le unghie;

            con il nostro sangue hanno ricoperto persino le cime dei loro tetti,

            i loro stessi volti.

            Ma le nostre mani

            sono ancora legate a milioni di mani unite

            insieme.

                         Michele Najlis, nicaraguense