padre Alex Zanotelli: <<Vi sembra giustizia? Bisogna disobbedire!>>

Ho conosciuto padre Zanotelli in tante occasioni difficili, perché difendere i poveri e gli ultimi crea un mucchio di guai. Così è successo a Gesù, che per la scelta dei più disgraziati, contro il potere dei ricchi sacerdoti del Tempio e i farisei, è stato condannato a morte. E oggi gli immigrati sono gli ultimi in tutto, ed esiste un Salvini al governo che, col rosario in mano (ipocrita!), li tratta indistintamente da delinquenti, da mangiapaneatradimento, da ladri di lavoro agli italiani, da spedire quanto prima fuori dall’Italia. Tanto popolo anche cristiano lo segue, ma verrà il tempo, come diceva Gandhi, che tutto questo crollerà. Ci credo anch’io, come padre Zanotelli. E, nel mio piccolo, lotto contro questa legge ingiusta e anticristiana. Il tempo è galantuomo: di questi governanti disumani non rimarrà nei libri di storia che un amaro e sbiadito ricordo. Ecco una bella intervista a padre Zanotelli tratta dal Fatto Quotidiano del 14 ottobre 2018

padre Alex Zanotelli :<<Vi sembra giustizia? Bisogna disobbedire>>!

Padre Alex Zanotelli, secondo lei che cosa dovrebbero fare gli italiani?
È maturo il tempo per la disobbedienza civile. Non chiedo eroismo, ma bisogna rischiare qualcosa. Non si può assistere passivamente. Ricordiamo i tempi di Martin Luther King quando c’era chi disobbediva e rischiava il carcere per una causa giusta.

C’è chi dice che Lucano non ha rispettato la legge…
Prima hanno arrestato il sindaco, poi cancellano il modello di accoglienza di Riace. Sono io che vi faccio una domanda: vi sembra giustizia?

Lei conosce Lucano…
Ho organizzato a Riace campi con i nostri ragazzi. Ho visto come si muove quell’uomo, cosa fa per gli altri. Non ha mai preso un soldo per sé. Anzi… rischiamo di dimenticare…

Che cosa?
Appena Lucano è stato arrestato sono andato a trovarlo. Mi hanno concesso di vederlo ai domiciliari. E ho trovato… un uomo ferito. Ecco noi non ci rendiamo conto che quest’uomo da vent’anni si è giocato tutto: la famiglia, il lavoro, la vita.

Per i migranti?
No! Non solo. L’ha fatto anche per il suo paese che infatti è rinato. Il modello Riace dimostra che aiutando chi arriva si può rinascere. Questo Salvini non gli ha perdonato.

Molti italiani, però, sono con Salvini. È possibile ignorarlo?
Questo è grave. Anche in Calabria, nonostante quello che la Lega ha sempre detto del Sud, nascono club a favore di Salvini. È la cultura del ‘boss’, l’uomo dal pugno di ferro.

Il cuore di tutto è la questione immigrazione…
Mi viene in mente la teoria del ‘capro espiatorio’ di René Girard. La politica non sa risolvere i problemi e allora punta il dito sui migranti.

Ma gli italiani secondo lei si schiereranno con il modello Riace? Il Paese è molto cambiato…
L’altro giorno parlavo con un padre missionario eritreo che è tornato dopo anni. Mi ha detto: ‘Questa non è l’Italia, non la riconosco. Che cosa vi è successo?’.

Italiani cattiva gente?
Dico questo: noi italiani, ma anche noi europei, credevamo di non essere razzisti, ma lo eravamo. Avevamo la profonda convinzione di possedere la vera cultura, la filosofia, la religione. Questa presunzione è stata alla base del colonialismo e oggi del razzismo. Ma adesso sono arrivate queste persone da lontano e hanno tolto il velo. Hanno rivelato il nostro essere profondo.

Lei parla di ‘vendetta’ di Salvini. Ma cosa si aspettava dal Governo e dai Cinque Stelle?
Il M5S ha tradito tutto. Ieri ero nel mio Rione Sanità con una donna che al Movimento ha dedicato anni di impegno. Piangeva per la delusione. Si sono impantanati con Salvini, ma lui è molto più forte di loro. Ha un potere magico, maligno. Ma abbiamo tutti molto da rimproverarci se siamo arrivati qui… in questo clima da anni Trenta.

Anche la Chiesa?
Eccome. La Chiesa italiana dice così poco. Non ha mai cercato di capire le ragioni del leghismo, nemmeno la Chiesa lombarda ha mai fatto un documento su quello che accadeva. Adesso dobbiamo creare dal basso una reazione. L’Italia è un Paese che non vibra più. Ma proprio adesso è il momento di mettersi in gioco. Di rischiare anche. Di disobbedire.