Preghiera di Natale con cena comunitaria

venerdì 21.12.2018 ore 19

 

<<VIVERE IL NATALE CON FIDUCIA E OTTIMISMO>>

 

Preghiera iniziale

Signore della luce e della pace,

fa sì che questo Natale sia un giorno di gioia e di riflessione.

Fa sì che ogni muro fisico e mentale sia abbattuto dalla voglia di vivere.

Signore, tu che nasci nel cuore delle persone, aiutaci nel cammino della vita,

mostraci la luce, riscalda la nostra anima e donaci amore e gioia.

 

Brani biblici e coranici

 

Esodo 3, 1-12

In quel tempo Mosè portava al pascolo il gregge di suo suocero Ietro. Una volta condusse il gregge oltre il deserto e arrivò fino all’Oreb, la montagna di Dio. Gli apparve allora l’angelo del Signore come una fiamma di fuoco in un cespuglio. Mosè osservò e si accorse che il cespuglio bruciava ma non si consumava. Pensò allora di avvicinarsi per rendersi conto meglio di quel fatto straordinario; egli voleva capire perché il cespuglio non veniva consumato dal fuoco.

Il Signore vide che si era avvicinato per guardare e Dio chiamò dal cespuglio:

  • “Mosè, Mosè!”
  • Egli rispose: “Eccomi”
  • Il Signore gli domandò: “Fermati lì, perché il luogo dove ti trovi è terra sacra! Io sono il Dio di tuo padre, lo stessi Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe.”

Mosè si coprì la faccia perché aveva paura di guardare Dio.

  • Il Signore aggiunse: “Ho visto disgrazie del mio popolo in Egitto, ho ascoltato il suo lamento a causa della durezza dei sorveglianti e ho preso a cuore la sua sofferenza. Sono venuto a liberarlo dalla schiavitù degli Egiziani, lo farò uscire da quel paese e lo condurrò verso una terra fertile e spaziosa, dove scorre latte e miele: cioè nella regione che ora è abitata dai Cananei, dagli Ittiti, dagli Amorrei, dai Perizziti, dagli Evei e dai Gebusei. Il grido degli Israeliti è giunto fino a me e ho visto come gli Egiziani li opprimono. Ora va! Io ti mando dal faraone per far uscire dall’Egitto il mio popolo, gli Israeliti.”
  • Mosè rispose: “Ma chi sono io per andare dal faraone e far uscire gli Israeliti dall’Egitto?”
  • Allora Dio gli disse: “Io sarò con te! E questo sarà per te il segno che proprio io ti mando: quando avrai fatto uscire il popolo dall’Egitto, voi verrete ad adorarmi su questo monte”

 

Salmo 133 (recitato con un canto)

Luca 20, 1-20

In quel tempo l’imperatore Augusto con un decreto ordinò il censimento di tutti gli abitanti dell’impero romano. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a far scrivere il loro nome nei registri, e ciascuno nel proprio luogo d’origine.

Anche Giuseppe partì da Nazareth, in Galilea, e salì a Betlemme, la città di re Davide, in Giudea. Andò là perché era un discendente diretto del re Davide, e Maria sua sposa, che era incinta, andò con lui.

Mentre si trovavano a Betlemme, giunse per Maria il tempo di partorire, ed essa diede alla luce un figlio, il suo primogenito. Lo avvolse in fasce e lo mise a dormire nella mangiatoia di una stalla, perché non avevano trovato altro posto.

In quella stessa regione c’erano anche alcuni pastori. Essi passavano la notte all’aperto per fare guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro, e la gloria del Signore li avvolse si luce, così che essi ebbero una grande paura. L’angelo disse: “Non temete! Io vi porto una bella notizia che procurerà una grande gioia a tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato il vostro Salvatore, il Cristo, il Signore. Lo riconoscerete così: troverete un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia”.

Subito apparvero e si unirono a lui molti altri angeli. Essi lodavano Dio con questo canto: “Gloria a Dio in cielo e pace agli uomini che egli ama”. Poi gli angeli si allontanarono dai pastori e se ne tornarono in cielo.

Intanto i pastori dicevano gli uni agli altri: “Andiamo fino a Betlemme per vedere quel che è accaduto e che il Signore ci ha fatto sapere”. Giunsero in fretta a Betlemme e là trovarono Maria, Giuseppe e il bambino che dormiva nella mangiatoia. Dopo averlo visto, dissero in giro ciò che avevano sentito di questo bambino. Tutti quelli che ascoltarono i pastori si meravigliarono delle cose che essi raccontavano. Maria, da parte sua, custodiva gelosamente il ricordo di tutti questi fatti e li meditava dentro di sé. I pastori, sulla via del ritorno, lodavano Dio e lo ringraziavano per quel che avevano sentito e visto, perché tutto era avvenuto come l’angelo aveva loro detto.

Corano: la nascita di Gesù

Dal Corano, Sura XIX (detta Maryam), vv. 16-34:

 «16 E nel Libro  ricorda Maria, quando si appartò dalla sua gente lungi in un luogo d’oriente. 17Tese una cortina tra sé e gli altri. Le inviammo il Nostro Spirito, che assunse le sembianze di un uomo perfetto (cioè l’angelo Gabriele)». 18Disse Maria: «Mi rifugio contro di te presso il Compassionevole, se sei di Lui timorato!». 19Rispose: «Non sono altro che un messaggero del tuo Signore, per darti un figlio puro».

20Disse: «Come potrei avere un figlio, se mai un uomo mi ha toccata e non sono certo una libertina?». 21Rispose: «E’ così. Il tuo Signore ha detto: “Ciò è facile per me… Faremo di lui un segno per le genti e una misericordia da parte Nostra. E’ cosa stabilita». 22Lo concepì e, in quello stato, si ritirò in un luogo lontano. 23I dolori del parto la condussero presso il tronco di una palma. Diceva: «Me disgraziata! Fossi morta prima di ciò e fossi già del tutto dimenticata!».

24Fuchiamata da sotto: «Non ti affliggere, perché certo il tuo Signore ha posto un ruscello ai tuoi piedi; 25scuoti il tronco della palma: lascerà cadere su di te datteri freschi e maturi. 26Mangia, bevi e rinfrancati: Se poi incontrerai qualcuno, di’: “Ho fatto un voto al Compassionevole e oggi non parlerò a nessuno”». 27Tornò dai suoi portando il bambino. Dissero: «O Maria, hai commesso un abominio! 28O sorella di Aronne, tuo padre non era un empio né tua madre una libertina».

29Maria indicò loro il bambino. Dissero: “Come potremmo parlare con un neonato nella culla?». 30Ma Gesù disse: «In verità sono un servo di Allah. Mi ha dato la Scrittura e ha fatto di me un profeta. 31Mi ha benedetto ovunque sia e mi ha imposto l’orazione e la decima finché avrò vita, 32e la bontà verso colei che mi ha generato. Non mi ha fatto né violento né miserabile. 33Pace su di me il giorno in cui sono nato, il giorno in cui morrò e il Giorno in cui sarò resuscitato a nuova vita». 34Questo è Gesù ,figlio di Maria, parola di verità…».

Giovanni 3, 1-17

Nel gruppo dei farisei c’era un tale che si chiamava Nicodèmo. Era uno dei capi ebrei. Egli venne a cercare Gesù, di notte, e gli disse:

  • “Rabbì, sappiamo che sei un maestro mandato da Dio, perché nessuno può fare miracoli come fai tu, se Dio non è con lui”.
  • Gesù gli rispose: “Credimi nessuno può vedere il regno di Dio se non nasce nuovamente”.
  • Nicodèmo gli disse: “Com’è possibile che un uomo nasca di nuovo quando è vecchio? Non può certo entrare una seconda volta nel ventre di sua madre e nascere!”
  • Gesù rispose: “Io ti assicuro che nessuno può entrare nel regno di Dio se non nasce da acqua e Spirito. Dalla carne nasce carne, dallo Spirito nasce Spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere in modo nuovo. Il vento soffia dove vuole: uno lo sente, ma non può dire da dove viene né dove va. Lo stesso accade con chiunque è nato dallo spirito”.
  • Nicodemo disse: Com’è possibile?”
  • Gesù riprese: “Tu sei maestro in Israele e non capisci queste cose? Ebbene, ascolta quello che ti dico:

Noi parliamo di quello che sappiamo e siamo testimoni di quello che abbiamo visto. Ma voi non accettate la nostra testimonianza! Se non crederete quando parlo di queste cose terrene, come mi crederete se vi parlo di cose del cielo? Nessuno è mai stato in cielo: soltanto il Figlio dell’uomo. Egli infatti è venuto dal cielo.

Mosè nel deserto alzò il serpente di bronzo su un palo. Così dovrà essere innalzato anche il figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia vita eterna.

Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio perché chi crede in lui non muoia ma abbia la vita eterna.

Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.

 

 PREGHIERA DI CONDIVISIONE

E’ Natale ogni volta

che sorridi a un fratello

e gli tendi la mano.

E’ Natale ogni volta

che rimani in silenzio

per ascoltare l’altro.

E’ Natale ogni volta

che non accetti quei principi

che relegano gli oppressi

ai margini della società.

E’ Natale ogni volta

che speri con quelli che disperano

nella povertà fisica e spirituale.

E’ Natale ogni volta

che riconosci con umiltà

i tuoi limiti e la tua debolezza.

E’ Natale ogni volta

che permetti al Signore

di rinascere per donarlo agli altri.

Madre Teresa di Calcutta

 

 Preghiera finale

Caro Gesù,

per la festa della natività mi propongo sempre di stare sereno

e di comportarmi con animo buono.

Ciò mi riesce solo se dimentico me stesso e penso agli altri.

Mi piace pensare che festeggiamo il tuo compleanno

e che siamo tutti tuoi invitati.

I doni più importanti sono quelli che facciamo a te

con la generosità verso gli altri.