Gianfranco Ravasi è una dei teologi ed esegeti (= interpreti) della Bibbia e, in particolare, dei Salmi, che ha tradotto dall’ebraico e commentato in 3 volumi di oltre tremila pagine. Questo salmo è carico di ogni ben di Dio e l’affido a voi che lo leggete. Spero che diventi un vostro punto di riferimento nei momenti più impegnativi della vostra vita e anche nei più belli. Rinasco ogni volta che prego intensamente con questo salmo, dono di Dio. Ravasi ha lasciato il nome di Dio nell’originale ebraico Jahweh che significa “Dio cammina con noi, in mezzo alla nostra vita”. Ora è cardinale, ha incari importanti e una mentalità aperta, e questo è una fortuna (tonino cau).

Salmo 121: “Non si addormenterà il tuo custode”

1 Alzo gli occhi verso i monti:

da dove verrà il mio aiuto?

2 Il mio aiuto è da Jahweh

che ha fatto cielo e terra.

3 Non lascerà vacillare il tuo piede,

non si addormenterà il tuo custode;

4 ecco, non si addormenterà,

non prenderà sonno

il custode d’Israele.

5 Jahweh è il tuo custode,

Jahweh è la tua ombra

ed è alla tua mano destra.

6 Di giorno il sole non ti colpirà né la luna di notte.

Jahweh ti custodirà da ogni male,

                                                                egli custodirà la tua vita.                                                                

8 Jahweh ti custodirà quando esci e quando

                                                                                       entri,                                                                                         
da ora in eterno.

 

Commento di Gianfranco Ravasi

Questo delizioso canto delta «sentinella» divina è per eccellenza un inno di pellegrinaggio. ll Salmo si abbandona a esaltare Jahweh, invocato quattro volte. Egli è «il custode», non conosce sonno, è sempre presente, attento e premuroso nei con­fronti del suo fedele. Le immagini si accumulano. Dio è l’ombra protettrice contro il sole implacabile del deserto, è il difensore che sta alla destra del suo protetto, è attento anche a tutelare il suo fe­dele dal chiarore della luna che in Oriente si credeva potesse pro­vocare cecità o pazzia. ‘Tutta la vita del giusto è sotto il segno be­nefico di Jahweh: l’«entrare» e l’«uscire» rappresentano i due poli estremi dell’esistenza nel linguaggio semitico e quindi tutte le azio­ni che vanno dalla nascita alla morte.